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LE BEATITUDINI

Beati i poveri in spirito

Gesù vuole la nostra gioia e allora all’inizio del Discorso della montagna (cfr. Mt 5,1-12) ci delinea un identikit per la beatitudine, per la felicità. Un identikit che appartiene ad ogni cristiano perché prima di tutto ha delineato la vita stessa del Maestro. Benedetto XVI scriveva che «le Beatitudini sono come una biografia interiore di Gesù, un ritratto della sua figura» (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dal Battesimo alla Trasfigurazione).

La vita del cristiano che vive la logica delle Beatitudini diventa un segno di contraddizione per chi lo incontra, perché con Gesù viene capovolto ogni criterio mondano di felicità. «Proprio coloro che secondo criteri mondani vengono considerati poveri e perduti sono i veri fortunati, i benedetti, e possono rallegrarsi e giubilare nonostante le loro sofferenze» (Benedetto XVI).

In questo anno ci lasceremo provocare alla gioia del Vangelo vedendo mese per mese le singole Beatitudini.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3).

La prima beatitudine ci richiama alla povertà di spirito, ad essere poveri nel cuore. Il povero è colui che più di tutti apre il cuore a Dio. Dopo l’esilio babilonese il popolo di Israele si è ritrovato povero, ed è in questa povertà che «Israele si riconosce vicino a Dio» (Benedetto XVI). Anche i “poveri” che troviamo nei Vangeli sono coloro che più di tutti hanno fatto entrare il Salvatore nella loro vita.

Gesù invita anche noi a «riconoscere la verità del nostro cuore, per vedere dove riponiamo la sicurezza della nostra vita» (Papa Francesco, Gaudete et exsultate, n.67). Siamo abbastanza poveri nel cuore? Quando Gesù disse a un uomo ricco: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!» (Mc 10,21), quel tale se ne andò via triste, non riuscì a conquistare la felicità perché aveva il cuore legato alle sue ricchezze. Quel tale si è lasciato riempire il cuore dalle cose superflue e non aveva più spazio per Dio.

Povertà nel cuore significa avere il cuore libero per potervi accogliere il Regno dei cieli. E si può essere ricchi di tante cose. La povertà di cui parla Gesù non è puramente materiale. La ricchezza che impedisce la beatitudine è tutto ciò che distoglie un cuore da Gesù. Si può essere ricchi anche delle proprie idee o abitudini. Si può essere ricchi delle più piccole cose che però non ti permettono di dire a te stesso e agli altri: “Dio mi basta!”.

Vivere la povertà evangelica è come indossare un abito che richiede rinuncia e umiltà. Se non sappiamo rinunciare a ciò che impedisce l’incontro con Cristo e con il prossimo, ce ne andremo rattristati e impoveriti perché la vera ricchezza, cioè il Regno di Dio, la felicità promessa, è l’incontro di comunione con l’Altro.
L’umiltà è la condimmaginiperiodico20181015eizione necessaria per avviarsi a questo incontro. Quando il cuore è orgoglioso, «quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di se stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita» (Papa Francesco).

Presentiamoci davanti a Dio a piedi nudi e a mani vuote. Dio calzerà questi piedi con i sandali della sequela, la sua bontà riempirà queste mani. Saremo cristiani con piedi che percorrono vie di santità, staremo davanti a Dio «non con mani che afferrano e tengono stretto, ma con mani che si aprono e donano» (Benedetto XVI).

immaginiperiodico20181015fNoi “Pietre vive”, noi “Operatori di shalom”, noi “Frati e Suore di Maria”, noi tutti della Famiglia Mariana “Le Cinque Pietre” dovremmo sentire forte nel cuore questa provocazione alla povertà. Dovremmo veramente rallegrarci ed esultare nel vivere la povertà. Infatti «non siamo stati noi a sceglierla, è stata la povertà a scegliere noi fino al punto di sedurci il cuore» (fra Alessandro di Madonna Povertà, La povertà ci ha resi Famiglia). La felicità sarà tanto più grande quanto più ameremo e imiteremo in tutto Colei che veneriamo come Madre dei poveri.

Maria ci insegni a lasciare ogni ricchezza e ad aprire i nostri cuori al Regno dei cieli.